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Piaghe da decubito, la prevenzione resta fondamentale

Pubblicato in Patologie e disturbi il .


Il 16 novembre ricorre la Giornata mondiale delle lesioni da pressione, più note come ulcere o piaghe da decubito. Una giornata dedicata a una patologia che sembra appartenere ad altri tempi ma che, invece, è ancora molto attuale interessando un’ampia fascia di persone e richiedendo molta attenzione e cure costanti.

 

L’incidenza è purtroppo rilevante sia nei reparti ospedalieri per acuti (dallo 0,4 al 38% a seconda dei reparti), sia nelle case di riposo (dal 2,2 al 23,9%) sia nell’assistenza domiciliare (un'incidenza variabile da 0 a 17%).

 

La prevenzione è il punto cardine dell’intervento nei confronti delle lesioni da pressione. Ne parliamo con la dottoressa Elena Maria Abati, fisiatra e geriatra, referente del Servizio di Vulnologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

Dottoressa Abati, che cosa sono le lesioni da pressione?

«Le lesioni da pressione, chiamate anche ulcere o piaghe da decubito, sono lesioni della pelle e del tessuti sottostanti che nascono per una prolungata compressione di un tessuto molle (pelle, sottocute, muscolo), tra una sporgenza ossea sottostante, in profondità, e una superficie esterna di appoggio. Questo aumento di pressione genera un minor afflusso di sangue e nutrimento ai tessuti».

Perché si formano?

«Le cause sono molteplici: l’immobilità (a letto o in carrozzina) innanzitutto, cui si associa uno stato di malnutrizione ma, anche, una cattiva movimentazione nel letto. Altrettanto utili sono i supporti in uso alla persona che si trova a letto o seduta su sedia a rotelle, come materassi o cuscini che devono essere specifici e non generici. La comparsa delle ulcere da decubito è quasi sempre l’espressione di un’inefficace assistenza globale al paziente».

Chi deve stare attento al fine di evitare che si formino?

«Tutte le persone addette all’assistenza e alla cura della persona, professionisti e non. Quindi medici, infermieri, operatori socio sanitari ma anche i familiari e gli specialisti della nutrizione».

Esiste una prevenzione possibile. In che cosa consiste?

«La prevenzione è il fondamento dell’approccio alle lesioni da pressione: sembra una cosa banale da dire, ma va sottolineato che bisogna in tutti i modi evitare che si sviluppino delle ulcere, poiché la loro guarigione è poi lunga e complessa. Gli interventi sono diversi e da eseguire contemporaneamente: i pazienti vanno mobilizzati, anche ogni 2 ore, con perizia e attenzione; la loro cute va tenuta pulita e ben idratata; le aree a rischio vanno osservate sistematicamente al fine di evidenziare i primi segni di una lesione; la nutrizione del paziente va seguita e monitorata nel tempo».

Di fronte invece a un’ulcera da decubito che cosa si può fare? Quali sono le cure e le terapie?

«Quando l’ulcera si è sviluppata, l'intervento deve essere a 360°. Per prima cosa è necessario intervenire sul supporto su cui il paziente è allettato o seduto, modificandolo se si è rilevato inefficace e adattandolo alla nuova situazione. La posizione va attentamente valutata, tenendo conto della sede dell’ulcera e delle caratteristiche delle altre zone a rischio, in prossimità delle prominenze ossee. La nutrizione deve essere studiata e rimodulata poiché l’ulcera può determinare uno sbilanciamento metabolico con perdita di liquidi, proteine e sali. La medicazione locale può essere semplice oppure complessa, a seconda del grado dell’ulcera ma anche a seconda delle strategie a disposizione dei centri specializzati: dalle medicazioni avanzate alle terapie fisiche alla soluzione chirurgica, che è sempre l’ultima soluzione».

 

(Articolo pubblicato sul quotidiano "Eco di Bergamo" il 12 novembre 2017)

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